Vandro Signoracci e Graziella Santucci sono sposati da 50 anni, praticamente da quando erano ragazzini. All’epoca, lasciarono Pesaro per andare in Svizzera in cerca di nuove opportunità. Nonostante le occasioni di lavoro e luoghi meravigliosi, sentirono presto nostalgia di casa, delle colline marchigiane e del mare.

Tornarono a Pesaro, e Vandrò iniziò a lavorare come cuoco, imparando i segreti della lavorazione e della preparazione delle carni suine. Non aspettò molto a metterli in pratica in un progetto suo, così nel 1979 creò il marchio La Porchetta Marchigiana, che fin da subito si caratterizzò come un prodotto artigianale tipico del territorio, ma al tempo stesso all’avanguardia:

PRODUZIONE PORCHETTA
IN 5 FASI

Ricezione, controllo e verifica materie prime
Vengono utilizzate mezzene di maiali adulti oppure
maialini da latte interi di circa 6 mesi.

Lavorazione e condimento
Le carni vengono completamente disossate a mano e poi condite con aglio, sale, pepe, finocchietto e rosmarino.

Legatura
La mezzena o il maialino conditi vengono lavorati artigianalmente, legati e cuciti a mano, creando un rotolo compatto in modo che non fuoriesca il condimento.

Cottura
La porchetta viene arrostita in forni a gas con tutta la pelle per circa 5 ore. Questa fase è molto importante, permette a una parte dei grassi di sciogliersi e di colare via, realizzando così un prodotto finale più digeribile. Inoltre, la cottura arrosto crea una crosta che conserva meglio gli aromi e il sapore.

Raffreddamento e confezionamento
Dopo la cottura, la porchetta viene posizionata nella cella abbattitore, e successivamente confezionata sottovuoto. I maialini da latte vengono venduti interi, mentre le mezzene vengono confezionate a tranci.

Signoracci fu il primo a introdurre una porchetta completamente disossata, più semplice da tagliare (sia col coltello che con l’affettatrice), questa scelta innovativa fu subito apprezzatissima sia dai piccoli negozi che dalla grande distribuzione, anche dal marchio Coop.

Vandro Signoracci non ama molto parlare, ma è perfettamente a suo agio quando maneggia gli strumenti del mestiere: quello che più gli piace è mettere le mani nella carne, massaggiarla con gli ingredienti e legarla e cucirla a mano.

Dopo oltre trent’anni di attività, lui e Graziella sono ancora lì a preparare e confezionare porchetta, con la stessa passione degli inizi.

Anche la ricetta è quella di una volta: condita con più aglio e con finocchietto selvatico (diversamente dalla più nota versione laziale) e arrostita in forno con tutta la pelle, la porchetta marchigiana si distingue per l’aroma inconfondibile e una crosta dorata e croccante, che la rende più saporita e appetitosa.

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